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Itinerario 2017-08-22T12:25:42+00:00
Premetto che, come per ogni viaggio, è impossibile fare un programma preciso metro per metro, l’inconveniente è sempre dietro l’angolo e il luogo in cui vuoi e devi spendere più tempo del previsto capita sempre sul tuo cammino. É doveroso però stabilire delle tappe fisse imprescindibili che andranno a delineare l’andamento del viaggio,il quando e per quali vie sono variabili che lasciamo scegliere al corso degli eventi

TAPPA 1 – QUITO

Capitale dell’Ecuador,con una altitudine che oscilla tra i 2850 ai 3100 m.s.l.d.m. si aggiudica il secondo posto come capitale amministrativa più alta del mondo dopo la Paz.  Spalmata su una superficie di 290km²  ospita più di  2.200.000 abitanti.

È da questo grande agglomerato cittadino ad alta quota che avrà inizio il viaggio. Una volta giunto a destinazione inizierà la fase di organizzazione e reperimento materiale . La maggior parte di quello che necessito a livello tecnico sarà già con me.

Ma prima della partenza vera e propria ci sarà una delle tappe più attese ed importanti: le isole Galapagos. Partirò dall’aeroporto di Quito o dall’aeroporto di Quayaquil (presente alla tappa 4 dell’itinerario) a seconda delle disponibilità logistiche e temporali.

TAPPA 2 – PARCO NAZIONALE MACHANILLA

Tornato a Quito la ripartenza si presuppone dolce e  facilitata dal fatto che essendo situata a più di duemilaottocento metri di altezza l’arrivo alla costa pacifica è teoricamente costellata da lunghe discese. Passando per Santo Domingo de los Colores e la piccola città di Quevedo si arriva a metà strada tra Quito e la terza principale tappa: Parque Nacional Machanilla.

Situato nella provincia di Manabì, tra la cordigliera delle Ande e la costa Pacifica, questo parco naturale è una delle aree protette più estese della costa Ecuadoriana. Dal 1979 questo parco Nazionale accoglie un’area terrestre di più di 56000 ettari e una zona marina protetta che copre un’area di più di 14000 ettari nonchè l’unica dell’Ecuador continentale.  Questo incantevole luogo ospita anche l’unica fascia di barriera corallina di questa nazione.

Ma c’è di più. Il parco ospita la maggior biodiversità dell’Ecuador continentale ed è un  importante punto di passaggio di moltissime specie migratorie che condividono il paesaggio con 81 specie di mammiferi, 270 di volatili e 143 specie ittiche. serve altro per giustificarne una visitina approfondita? Basta e avanza.

Qui sarà interessante documentare come di consueto lo stato di conservazione e il rapporto di questo habitat con i locali soprattutto in relazione al fatto che non essendo una zona insulare non può esser protetto da barriere geografiche presenti in altri paradisi naturali di questo paese.

TAPPA 3 – ISOLE GALAPAGOS

Tra le mete più ambite dai naturalisti di tutto il mondo, queste isole rappresentano una roccaforte di biodiversità e protezione ecosistemica. Qui sorge  uno straordinario arcipelago costituito da sette isole principali che misurano più di cento chilometri quadrati,nove isole più piccole e una miriade di isolotti,circa un centinaio. Il “parco nazionale delle isole Galapagos” costituisce quasi il 90% del territorio totale.

L’isolamento geografico di questi luoghi offrì i requisiti ideali per una evoluzione peculiare creando delle condizioni faunistiche che  ammaliarono il grande naturalista e studioso Charles Darwin che mise piede qui durante il suo lungo viaggio intorno al mondo nel 1835 .   Grazie  ai suoi studi e alle geniali intuizioni formulò la teoria dell’evoluzione enunciata nel suo storico libro “l’Origine delle specie” tuttora accettata dall’intera comunità scientifica e studiata da migliaia di biologi e naturalisti in tutto il mondo.

La prima isola ad essere visitata sarà Isla Santa Cruz.  Questa è l’isola più antropizzata dell’arcipelago e come tale va osservata per poterne documentare lo stato conservazione e il rapporto che i suoi abitanti e i turisti stabiliscono con il territorio. Sull’isola è in oltre presente una delle sedi più importanti al mondo di Sea Shepherd, una delle più autorevoli organizzazioni internazionali senza scopi di lucro la cui missione principale è quella di fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e le differenti specie.

Grazie alla collaborazione con questa sede mi sarà possibile capire e documentare le azioni intraprese e le difficoltà principali incontrate nella quotidianità della salvaguardia di questo paradiso naturalistico.

La seconda isola sarà l’isola con la superficie più estesa, Isla Isabela. Quest’isola ospita il punto d’osservazione più elevato dell’intero arcipelago. il vulcano Wolf, infatti, con i suoi 1707 metri di altezza, è il picco più alto dell’arcipelago. Il preistorico fascino naturalistico di quest’isola è ancor più alimentato dalla presenza dell’habitat naturale di due delle specie endemiche più caratteristiche: le tartarughe giganti delle Galapagos (Chelonoidis niger) e le iguane Marine (Amblyrhynchus cristatus) senza dimenticare ovviamente pellicani,pinguini,falchi,foche e molte altre specie. La maggior parte con caratteristiche morfologiche endemiche ed uniche al mondo.

La terza isola per ordine di visita e di grandezza sarà Isla Fernandina. Quest’isola è la più recente delle Galapagos e  ospita uno dei vulcani più attivi sulla faccia del pianeta, Volcan la Cumbre. Anche in questa parte dell’arcipelago la natura selvaggia e specie rare come l’iguana Marina e leoni marini la fanno da padrone.

La quarta e purtroppo ultima visita sarà tentata a Isla Pizon. Specifico il verbo “tentare” in quanto per poter metter piede su questo incredibile laboratorio naturalistico si necessita giustamente di un permesso da parte delle  autorità dello stato dell’Ecuador. Situata tra le due isole più grandi dell’arcipelago, Isla Pizon misura solo  18 km² Essendo la più isolata e meno abitata delle tre fino ad ora citate, sarà di fondamentale importanza carpire e documentare le differenze ecosistemiche causate dalla presenza di insediamenti umani e le tecniche di protezione adottate.

TAPPA 4
L’ENORME GUAYAQUIL, CONFINE CON IL PERÚ, RESERVA NATURAL DE TUMBES e AMOTAPE

Continuando a seguire la costa pacifica si attraversa una delle città più grandi del sud America, Guayaquil. Questo imponente agglomerato metropolitano con i suo 3.700.000 abitanti rappresenta la città più grande e popolata del paese. In questo luogo sarà interessante documentare il maestoso impatto antropico e tutte le conseguenze che un simile centro urbano provoca sui delicati ecosistemi ecuadoriani della zona.

Ma il vero e proprio fulcro della quarta tappo è però, ancora una volta, un luogo di infinita bellezza e ricchezza biologica:  “La Reserva Nacional de Tumbes” e quella di “Amotape” . Ubicate sul confine tra Ecuador e Perù  presentano uno scenario geografico che riunisce complesse interazioni di componenti atmosferiche che comprendono caratteristiche continentali e marine. Per questo motivo presenta qualità differenti a tutto il resto della costa peruviana facendone un luogo di imperdibile bellezza.

TAPPA 5
LUNGO LA COSTA SUL SISTEMA STRADALE INCA QHAPAQ ÑAN,CAJAMARCA

Uscito dalla imponete riserva naturale di Tumbes, si fa ritorno verso la costa per goderne le placide distese pianeggianti della costa.

Proseguendo verso sud si incrocia un tratto dell’imponente sistema stradale inca denominato  Qhapaq ñan. Questa vera e propria rete stradale millenaria attraversava l’impero da nord a sud con 40.000km di strade unendo proprio Quito  a Santiago del Cile.

Sono noti casi in cui queste vie raggiungevano quote fino ai 5000 metri sul livello del mare unendo le regioni dell’impero inca a sud con le province settentrionali dell’impero. Cercherò l’ingresso di una di queste vie e proverò a percorrerla in bicicletta anche se buona parte dell’intero percorso è costituito da zone praticabili solo a piedi in quanto impervie ed estremamente sconnesse.

La citta di Cajamarca merita un passaggio solo per l’estrema importanza degli avvenimenti storici che qui ebbero luogo. In questa città infatti avvenne l’incontro tra l’allora imperatore Atahualpa e lo scorretto conquistatore spagnolo Francisco Pizarro che grazie all’inganno e alla superiorità tecnica del suo equipaggiamento avanzato rispetto agli inca, riuscì ad avere la meglio nonostante il ridottissimo numero di uomini a sua disposizione segnando l’inizio della conquista dell’impero da parte dei conquistadores spagnoli.

TAPPA 6 – LUNGO LA COSTA FINO A LIMA

Dopo più di un migliaio  di chilometri costeggiando la costa pacifica giungerò finalmente alla straordinaria  Lima ,capitale finanziaria industriale e culturale del Perù. Con i sui otto milioni e mezzo di abitanti è tra le città più popolose del pianeta. Al giorno d’oggi lima rappresenta un centro multietnico e multiculturale ospitando insieme nello stesso agglomerato metropolitano individui di origine indigena,asiatica,meticcia ed europea. Anche se tutto ebbe inizio dalla vallata del fiume Rimac, la capitale si estende fino al deserto coprendo una superficie  di più di 2500 km² , considerata quindi da alcuni la città in area desertica più estesa al mondo.

TAPPA 7

DEL BUON PISCO, RISERVA NAZIONALE DE PARACAS, DESERTO DI ICA E LA VIA VERSO NAZCA. AREQUIPA, RISERVA NAZIONALE DI SALINAS E AGUADA BLANCA

Abbandonata Lima mi dirigerò qualche chilometro più a sud verso la zona dove si produce il Pisco, la bevanda liquorosa nazionale derivante dalla distillazione del vino bianco e rosato. L’origine storica di questo prodotto è contesa con il Cile che ne rivendica la paternità in quanto grande produttore a sua volta. Poco distante sorge la piccola cittadina di Ica porta dell’omonimo deserto. In questo piccolo paese avrò la possibilità di visitare la più antica distilleria di Pisco nonchè la più antica dell’intero continente Sud Americano.

A sud di Pisco mi si aprirà davanti una incantata distesa desertica che non ha nulla a che invidiare con quelle africane,se non per estensione, almeno per composizione. Le imponenti dune di sabbia finissima che arrivano a lambire le coste oceaniche e le oasi ne fanno un posto incantevole e sospeso nel tempo.

Nel lato nordovest verso la costa pedalerò nella riserva nazionale di Paracas . 335.000 ettari (di cui 217 594 comprendono le acque del Pacifico e  117,406 su terre emerse) di pura bellezza selvaggia che sfocia nell’Oceano pacifico. La particolare ubicazione fa si che la corrente Humboldt trasporti nelle sue vicinanze un’infinità di nutrienti rendendo la zona una vera e propria fucina di specie animali per lo più in via di estinzione o già protette a livello nazionale e non. Tra le specie avvistabili più significative si annoverano  Il pinguino di Humboldt , l’otaria orsina, il leone marino sudamericano la Sula variegata.

Da qui inizierò una piccola incursione verso l’entroterra fino alla misteriosa Nazca dove avrò l’opportunità di ammirare una delle opere umane più sbalorditive di tutto il pianeta. Si ritiene che gli immensi  geoglifi che ricoprono queste zone desertiche siano stati creati dalla omonima civiltà almeno millecinquecento anni fa e che le particolari condizioni climatiche ne abbiano preservato un ottimo stato di conservazione. L’idea è quella di trovare un modo ecologico per osservare dall’alto queste bellezze preistoriche, e qual miglior metodo se non il parapendio?

Finita questa  incursione tra i geoglifi percorrerò il tratto di costa che porta fino alla piccola cittadina costiera di Matarani (che ospita però uno dei porti più importanti dell’intero Perù) da qui inizierà una lunga ed estenuante ascesa sulle aspre vie andine che mi porterà nel giro di poco fino al confine con la Bolivia, 4000 metri più in alto. Questo segna  l’inizio della tratta più impegnativa di tutto il viaggio.

Il primo gradino di questa  salita mi porterà a più di 2300 metri sopra il livello del mare, alla seconda città più popolosa del Perù: Arequipa. Quasi un milione di persone vivono tra le vie di questo agglomerato urbano conosciuto come “la ciudad Blanca” dato il colore degli edifici principali del suo centro storico. Qui farò i rifornimenti e le varie riparazioni del caso prima di proseguire con il pezzo di tragitto più alto di tutto l’itinerario.

Due mila metri più in alto ad una altitudine media di che si aggira intorno ai 4300 metri di altitudine, sorge la riserva nazionale de las Salinas de Aguada blanca.Da questo altopiano, che si estende per piu di 360.000 ettari , potrò godere della vista dei maestosi vulcani ( come il Misti,Chan chani e Pichupichu) e delle incantevoli zone umide di alta quota chiamate “bofodales”. Queste meraviglie della natura fanno da habitat naturale a svariate specie di camelidi come vigogne, alpaca, lama e guanaco.

Nei chilometri prima dell’arrivo e la permanenza su questo altopiano sarà di fondamentale importanza seguire scrupolosamente una fase detta di “acclimatamento” alle altezze estreme. Per svariate settimane dovrò vivere e soprattutto pedalare costantemente ad una altezza media tra i 3500 e i 4800 metri. Senza questa necessaria fase di adattamento c’è un alto rischio di riscontrare patologie tristemente conosciute e comunemente chiamate ” mal di montagna”. Questo tipo di malessere si farebbe sentire pochissimo dopo, se non durante , il mio arrivo. Una lenta ascesa a tappe forzate e una paziente attesa sempre in vigile ascolto dei sintomi che eventualmente si presentano saranno  l’unica via percorribile per evitare queste disfunzioni con conseguenze a volte anche molto gravi.

TAPPA 8

IL SOLENNE LAGO TITICACA, LE SUE ISOLE e IL FRONTIERA CON LA  BOLIVIA

Mettete una immensa massa d’acqua a 3800 metri di altezza,spalmateci al suo intero una costellazione di piccole isole, e in più aggiungete il confine tra due degli stati più affascinati ed impervi dell’intero continente: Perù e Bolivia. Ed ecco, ci saremo  fatti una vaga idea di come possa essere il solenne lago Titicaca. Dopo il necessario periodo di acclimatamento sull’altopiano  e dopo più di quattrocento chilometri dall’abbandono della costa, i miei pedali mi avranno portato davanti a questa immensa distesa d’acqua che definire lago risulta alquanto riduttivo. Difficilmente avrò la sensazioni di trovarmi di fronte ad un bacino chiuso.

Al suo interno sono sparse le isole più in alto dell’intero pianeta. La prima alla quale mi approccerò sarà la piccola isola di Taquile, piccola, graziosa e misteriosa isola sulla quale sono ancora stabilmente in uso i dialetti di migliaia di anni fa chiamati Gentilicio e Quechua.

Dopo una lunga pedalata di 200 km seguendo il lato peruviano del lago, sorpassato il confine tra Bolivia e Perù , metterò piede sull’isola più sacra in assoluto per il popolo Inca, dalla quale secondo la tradizione arrivarono le divinità che fondarono la maestosa capitale Cuzco da dove avrebbe avuto luogo quello che sarebbe diventato il maestoso impero Inca:  isla del Sol.  Anche se di soli 12 km² è l’ isola più grande del lago. Questa perla del Titicaca è caratterizzata da un territorio collinoso a picco sul mare e da terrazzamenti anticamente edificati dagli inca, il tutto esplorabile lungo tutta la sua superficie data la miriade di antichi sentieri presenti.

In questo luogo di incantevole bellezza sarà necessario documentare ancora una volta l’impatto che le attività e i prodotti antropici hanno sugli ecosistemi naturali del posto. Qui, a quasi quattromila metri di altitudine, nel posto considerato dagli inca come il luogo di nascita del sole, il problema dell’inquinamento plastico e da altre sostanze nocive è più vivo e grave che mai. Tra le principali cause di questo disastro ambientale ci sono i materiali di scarto delle miniere d’oro illegali nascoste tra le vette andine e gli scarichi dei canali di scolo provenienti dalle città adiacenti al lago che riempiono l’enorme bacino di ogni tipo di inquinante, soprattutto plastica. Nella fauna ittica del lago sono state trovate tracce di metalli pesanti come cadmio, mercurio e zinco che inevitabilmente finiscono sulle tavole degli abitanti locali ignari di seguire una dieta altamente tossica.

TAPPA 9

LA PAZ, IL LAGO CHE SCOMPARE E FINALMENTE LO SCONFINATO DESERTO DI SALE DI UYUNI

Lasciate le sponde del lago Titicaca metterò le ruote tra le vie della metropoli più in quota di tutto il pianeta, “Nuestra señora de la Paz“.  quasi novecentomila persone che popolano senza problemi un’area ad altezze che oscillano tra 3200 e 4100 metri di altitudine nonchè nucleo abitativo più popolato dell’intera Bolivia.

Anche qui si renderà  necessario rifornirsi di tutti i materiali e le provvigioni utili ad affrontare la prossima tanto grandiosa quanto sublime tappa.

Lungo il tragitto verso la prossima meta della tappa, documenterò la tragica situazione che si viene a creare quando un intero lago delle dimensioni   pari a otto volte il lago di Garda si prosciuga in seguito ad una gravissima siccità dovuta anche all’effetto dei cambiamenti climatici che sempre più spesso tocca alle nazioni più povere,non sempre responsabili del danno, subirne le conseguenze. Stiamo parlando del lago di Poopò che periodicamente si prosciuga totalmente lasciando centinaia di famiglie del luogo senza niente di che vivere.

Proseguendo verso sud di qualche centinaio di chilometri , ma senza mai scendere veramente di altitudine, avvicinandosi  dalle Ande a Nord si scorge tra le vette una infinita distesa luccicante di candido color bianco che man mano che ci si avvicina diviene sempre più accecante ed irreale. Signore e signori, El Salare de Uyuni. Diecimilacinquecento chilometri quadrati ricoperti da più di 10 miliardi di tonnellate sale. Un’area formatasi in seguito al prosciugarsi di un antico lago preistorico 40.000 anni fa. Senza dubbio la più vasta distesa salata del globo. Una passeggiata su un altro pianeta, è così che mi immagino l’ impatto che questo luogo può dare. Tutto intorno a vista luoghi che vanno dai 3.600 ai 5000 metri di altitudine.

Come ogni buona distesa d’acqua che si rispetti o come tale che fù, ha le sue isole e le sue insenature. Cercherò quindi di raggiungere la isla del pescado, chiamata così data la sua forma che ricorda vagamente quella di un pesce. Qui nessuna forma di vita vi alberga tranne maestosi cactus millenari alti fino a 12 metri. Dopo “l’approdo” a quest’isola situata nel mezzo del deserto de Uyuni non resta che trovare una sistemazioni  fatta interamente di sale, dai tavoli ai letti, che si incontra in una dei piccolissime paesetti  che costellano le “coste” del deserto .

TAPPA 10

FRONTIERA DEL CILE,  L’ARIDO DESERTO DI ATACAMA E LA RISERVA NACIONAL DE LOS FLAMENCOS

La decima tappa prevede il rientro in Cile passando per la riserva nazionale di Alto Loa situata subito dopo il confine sud-ovest della Bolivia. Continuando la discesa (geografica ovviamente)pedalerò fino alle porte di uno dei deserti più aridi del mondo:

Il deserto di Atacama, qui la media annua delle precipitazioni oscilla tra gli 0,6mm a 2,1mm all’anno a seconda delle zone. Nel periodo in cui sarò di passaggio,ottobre/novembre, dovrebbe coincidere con la stagione che i locali definiscono “Atacama en flor”. Dopo le rare piogge tutta la zona si trasforma in una immensa distesa di fiori donando al luogo un’aura di incantevole bellezza e paradisiaco fascino.

Dopo aver visitato la città di San Pedro de Atacama che fa da ingresso principale al deserto, e dopo aver  lambito i bordi della riserva naturale de Los Flamencos a più di 4000 metri a altitudine, inizierà una lunga discesa per far finalmente ritorno verso l’oceano. Nel giro di poche ore attraverserò uno sconvolgimento ecosistemico che mi riporterà, dopo molti chilometri, al livello del mare fino ad Antofagasta passando per Calama godendo della discesa interminabile sulla strada che collega le due città

TAPPA 11

RISERVA NAZIONALE  PINGUINI DI HUMBOLDT  E IN FINE SANTIAGO DEL CILE

Dopo aver ritrovato la costa ,qualche centinaio di chilometri più a sud tra la regione di Atacama e Coquimbo incontrerò un piccolo arcipelago vicino alla costa formato da tre isole.

Questo luogo forma la “Reserva Nacional de los piguines de Humboldt” , che non solo ospita una cospicua colonia della specie di pinguino da cui prende il nome, ma anche leoni marini, diverse specie di volatili e delfini dal naso a bottiglia.

Da qui solo poche centinaia di chilometri mi separeranno dalla mia meta finale che inesorabilmente si avvicina e mi porterà verso la fine di questo infinito viaggio che si annuncia memorabile  fin dalla stesura del progetto. Santiago del Chile.