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Mission 2017-07-24T19:12:21+00:00

DA QUITO A SANTIAGO DEL CILE

Questo progetto nasce con un diretto intento di sensibilizzazione attraverso la realizzazione di un lungo viaggio in bici: da Quito a Santiago del Cile in un percorso che copre più di 5000 km per dimostrare che il tutto è fattibile mirando il più possibile all’impatto zero. Il mezzo di trasporto utilizzato ne sarà la dimostrazione più tangibile, un materiale alternativo e sostenibile in rappresentanza di tutti quei materiali di identica,se non migliore, applicazione rispetto ai materiali tradizionali.

Da notare bene,con questo non voglio di certo elevarmi a portatore di perfezione. Anche io quando non viaggio vivo nella società di tutti i giorni,se ne ho necessità uso la macchina, adoro la moto e ho viaggiato molto in aereo, amo il pesce, i latticini e la carne con la dovuta moderazione, possiedo ed utilizzo un telefono cellulare e questo testo stesso lo sto scrivendo attraverso la tastiera di plastica un computer. Proprio per questo, da normalissimo cittadino del mondo provo a lanciare il mio messaggio.

Non bisogna vivere come degli eremiti sopra i monti per poter fare la nostra parte, e fare la nostra parte non deve per forza voler dire rinunciare a tutto quanto e fondare una associazione ambientalista che salvi il mondo. Il concetto stesso del tutto o niente è unicamente controproducente ed inapplicabile. Fare la nostra parte per restituire al pianeta una minima porzione di ciò che ci ha donato da quando siamo nati dovrebbe diventare un obbligo morale per tutti, senza imposizioni. Dallo stagno dietro casa all’oceano pacifico, dalla collina assolata a pochi chilometri da noi alla cordigliera delle Ande, dal parchetto alle immense distese del deserto di sale Boliviano: tutto dovrebbe beneficiare dello stesso grado di rispetto e protezione necessario affinchè continuino a rimanere  bellezze di tale entità.

COME è cambiata la vita delle popolazioni locali per la plastica?

Quanto il mercato odierno obbliga queste popolazioni all’utilizzo di determinati materiali nel quotidiano?

Come si potrebbe convertire piccole realtà sociali, dove i problemi sono ben altri, abituate all’utilizzo di questi materiali?

Qual è l’effettiva percezione della popolazione sulle variazioni ambientali e qual è l’impatto sul loro stile di vita?

Quali associazioni internazionali stanno operando sul campo ed in che modo si approcciano al problema?

Come si potrebbero convertire piccole realtà sociali, dove i problemi sono ben altr?

VISION

Piatti, bicchieri, forchette, cucchiai, cucchiaini, tazze,tazzine, coltelli, sacchetti, buste della spesa, bottiglie, guanti, cannucce, spazzolini, rasoi, cotton fioc, vaschette, tappi, palette per il caffè, mascherine, salviette, tovaglie e addirittura ciabatte, mutande, calze, copriscarpe, tutto il packaging alimentare e molto, molto altro ancora. Tutto rigorosamente MONOUSO. La maggior parte di questi oggetti, soprattutto i sacchetti di plastica, hanno una media di utilizzo in termini di tempo che non supera il quarto d’ora.

Ricapitolando: utilizziamo una materia prima che ha impiegato milioni di anni a formarsi per produrre oggetti monouso che esauriranno la loro funzione in pochi minuti per poi tornare all’ambiente ed inquinarlo per altri milioni di anni. Tutto sensato.

Leggi specificatamente mirate a contrastare alla radice l’immissione di questo inquinante nel mercato e un  cambio radicale nelle abitudini di acquisto e smaltimento da parte del consumatore sono le uniche soluzioni efficaci per iniziare a scalfire questo enorme iceberg plastico che ci troviamo di fronte. È la sfida ecologica più grande che l’umanità si trova ad affrontare in questo momento storico, un problema che coinvolge ricchi e poveri, interessi economici e politici, pescatori e petrolieri, un’emergenza che si scontra con una miscela letale di negligenza ed ignoranza.

L’ONU ha da poco lanciato una campagna ambientale per combattere il problema a livello globale nominata Clean seas che ha come principale scopo la totale eliminazione, entro il 2022, delle principali fonti di inquinamento marino, dalle microplastiche in ambito cosmetico all’eccessivo uso di oggetti di plastica, ricordandoci che il 60/90% di tutto l’inquinamento oceanico mondiale è costituito da questo polimero. Molte associazioni ambientaliste quali Seashepard e Greenpeace abbracciano la stessa causa e contribuiscono nelle più svariate forme.

Oltre alla sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento plastico, è per me di primaria importanza trasmettere il messaggio della possibilità di scegliere un’alternativa diversa tramite l’utilizzo di materiali alternativi.

In viaggio, come nella vita di tutti i giorni, sta al consumatore capire l’estrema importanza che il suo ruolo svolge ogni qualvolta che sceglie cosa comprare. Il consumatore muove l’economia, indirizza le strategie di marketing, incide sulle scelte produttive delle grandi aziende che il più delle volte sono le dirette responsabili dell’inquinamento conferendoci l’involontario demerito di diretti responsabili anche a noi stessi.

INIZIA A CAMBIARE IL MONDO

Tutti gli spostamenti che inevitabilmente procureranno un impatto ecologico durante il viaggio verranno compensati tramite donazioni a supporto di progetti atti alla riduzione o conversione della CO2 prodotta.

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