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📹 Video by Dario Nardi | Luglio 2018 | Avvistamento di 8 capodogli durante una traversata nel mar Tirreno
(Pubblicato da National Geographic Magazine Italia)

Parlano di Ocean Traceless

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PROGETTI OCEAN TRACELESS

TEASER OCEAN TRACELESS

Senza neanche rendercene conto ci ritroviamo sommersi di plastica,un materiale così familiare e reperibile da accompagnarci in ogni aspetto della nostra vita.

Piatti, bicchieri, forchette, cucchiai, cucchiaini, tazze,tazzine, coltelli, sacchetti, buste della spesa, bottiglie, guanti, cannucce, spazzolini, rasoi, cotton fioc, vaschette, tappi, palette per il caffè, mascherine, salviette, tovaglie e addirittura ciabatte, mutande, calze, copriscarpe, tutto il packaging alimentare e molto, molto altro ancora.

Tutto rigorosamente MONOUSO. La maggior parte di questi oggetti, soprattutto i sacchetti di plastica, hanno una media di utilizzo in termini di tempo che non supera il quarto d’ora.

Ricapitolando: utilizziamo una materia prima che ha impiegato milioni di anni a formarsi per produrre oggetti monouso che esauriranno la loro funzione in pochi minuti per poi tornare all’ambiente ed inquinarlo per altri milioni di anni. Tutto sensato.

0 Milioni
di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno nel mondo
0 Milioni
di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno
0 Specie animali
ingeriscono per errore materiale plastico
0 Specie marine
sono a rischio, dai mammiferi agli anfibi
0% Inquinamento
in mare è causato dalla plastica
0 Rifiuti
ogni 100m di spiaggia

DOCUMENTARI / VIDEO EDITING / PRODUCTION

alcune delLE DOMANDE A CUI CERCO RISPOSTA NEI MIEI VIAGGI

Quanto il mercato odierno obbliga le popolazioni all’utilizzo di materiale plastico nel quotidiano?

Come si potrebbero convertire le piccole realtà sociali, abituate all’utilizzo della plastica?

Qual è l’effettiva percezione della popolazione sulle variazioni ambientali e qual è l’impatto sul loro stile di vita?

Quali associazioni internazionali stanno operando sul campo ed in che modo si approcciano al problema?

VISION

Leggi specificatamente mirate a contrastare alla radice l’immissione di questo inquinante nel mercato e un  cambio radicale nelle abitudini di acquisto e smaltimento da parte del consumatore sono le uniche soluzioni efficaci per iniziare a scalfire questo enorme iceberg plastico che ci troviamo di fronte. È la sfida ecologica più grande che l’umanità si trova ad affrontare in questo momento storico, un problema che coinvolge ricchi e poveri, interessi economici e politici, pescatori e petrolieri, un’emergenza che si scontra con una miscela letale di negligenza ed ignoranza.

L’ONU ha da poco lanciato una campagna ambientale per combattere il problema a livello globale nominata “Clean seas” che ha come principale scopo la totale eliminazione, entro il 2022, delle principali fonti di inquinamento marino, dalle microplastiche in ambito cosmetico all’eccessivo uso di oggetti di plastica, ricordandoci che il 60/90% di tutto l’inquinamento oceanico mondiale è costituito da questo polimero. Molte associazioni ambientaliste quali Seashepard e Greenpeace abbracciano la stessa causa e contribuiscono nelle più svariate forme.

Oltre alla sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento plastico, è per me di primaria importanza trasmettere il messaggio della possibilità di scegliere un’alternativa diversa tramite l’utilizzo di materiali alternativi.

In viaggio, come nella vita di tutti i giorni, sta al consumatore capire l’estrema importanza che il suo ruolo svolge ogni qualvolta che sceglie cosa comprare. Il consumatore muove l’economia, indirizza le strategie di marketing, incide sulle scelte produttive delle grandi aziende che il più delle volte sono le dirette responsabili dell’inquinamento conferendoci l’involontario demerito di diretti responsabili anche a noi stessi.